Quante volte l'ho detto che sono videogiocatrice da decine di anni? Tante.
Eppure ho avuto i miei periodi di pausa, non voluta, ma necessaria per diversi motivi: personali, di soldi, di lavoro... periodi in cui giocavo a quel poco che avevo, senza comprare niente di nuovo.
Uno di questi periodi mi ha portato a saltare completamente alcune serie importanti: una su tutte quella di Metal Gear.
Mi prestarono il primo Metal Gear Solid per PlayStation l'anno in cui uscì, nel 1998. Come al solito lo giocai con il mio fidanzato dell'epoca... e ce ne innamorammo tutti e due.
Tra il primo e il secondo però ci fu uno di quei periodi di cui accennavo e quindi la mia esperienza con Snake e soci si fermò lì. Negli anni successivi non mi interessai più di tanto alle uscite della serie, perchè ormai l'avevo accantonata in attesa di tempi migliori.
E arriviamo ad oggi.
Sono usciti un sacco di capitoli della serie, capitoli dei quali so poco o niente, proprio perchè negli anni ho preferito non leggere più di tanto, in attesa di poterli finalmente giocare tutti.
L'occasione perfetta si è presentata con l'uscita della HD Collection su PlayStation 3. Ma in questa collection manca proprio il capitolo del 1998, un buco che mi infastidiva non poco!
Buco al quale hanno rimediato lo scorso anno, con l'uscita della Legacy Collection, ossia la raccolta di tutta la serie completa!
Inutile dire che la mossa più sensata per me è stata vendere la HD Collection in favore della bellissima Legacy!
E veniamo quindi al mio re-incontro con Metal Gear...
Una delle cose che non sapevo è che i vari capitoli non sono assolutamente usciti in ordine cronologico. Quindi che fare? Giocarli in ordine di uscita... o giocarli in ordine cronologico?
Considerando che non ho nemmeno avuto l'onore di conoscere Big Boss e complice la mia "braccia sinistra" del forum appassionata della serie che mi ha dato qualche dritta... ho deciso di seguire la linea cronologica, iniziando quindi da MGS 3 Snake Eater.
Che dire. Il primo impatto è stato: aiuto!
Nonostante l'esperienza da videogiocatrice, devo confessare che i giochi "moderni" mi hanno fatto impigrire non poco. Mi ero resa conto da tempo che i giochi sono sempre più facili, ma non mi ero resa conto di quanto mi fossi abituata alla nuova strada facilitata. Mappe, freccine, tutorial, mirini, checkpoint... e chi più nè ha, più ne metta.
Tornare ad un gioco di fine anni '90 senza tutti questi aiuti, è stato ostico per le prime ore di gioco. Principalmente per il sistema di puntamento, praticamente inesistente in questo MGS.
Ma proseguendo, dopo due/tre ore di gioco, tutto torna a quadrare e non si fa più caso alle "mancanze". Anzi, ci si rende conto di quanto fossero belli e difficili i giochi di un tempo.
Dal punto di vista "stealth" pensavo che MGS fosse più simile al primo Splinter Cell, mentre invece mi sono resa conto che SC in realtà è molto più stealth. Tutto SC è basato sull'approccio silenzioso e alcune parti non si possono proprio completare se si uccide qualcuno o si fa scattare un allarme.
Questo MGS3 invece è giocabile in modalità stealth, ma non è obbligatoria. Si può tranquillamente procedere ammazzando tutti, volendo. Si possono far scattare gli allarmi e poi nascondersi finchè torna la calma. Quindi da quel punto di vista ho trovato più curato SC.
Dal punto di vista della trama invece non ci sono paragoni. Pur essendo due giochi sullo stesso stile e sullo stesso filone "fantapolitico", MGS come trama e personaggi lascia indietro senza problemi il primo SC. Per quanto Sam Fisher da solo sia un gran personaggio, in MGS ogni personaggio ha la sua particolarità e profondità ed è impossibile non appassionarsi a Naked Snake, futuro Big Boss.
La trama è avvincente, plausibile ma anche assurda per i vari poteri dei Cobra (chi si ricopre di api, chi manipola il fuoco, chi l'elettricità...) e a tratti anche divertente e comica per alcuni dialoghi e situazioni (a tal proposito, arriveranno un paio di post con "frasi del giorno").
Ho ritrovato il bello dei giochi old-style, ossia i boss di fine livello. E' una cosa che è stata completamente tolta, praticamente in tutti i giochi, e trovo che invece fosse una delle cose che rendono appassionanti i giochi.
Si segue la storia, si sconfiggono nemici minori... e si sa che più avanti ci sarà lo scontro ostico, passato il quale ti senti orgoglioso come non mai e riprendi per la tua strada con rinnovato entusiasmo.
MGS3 ne ha almeno 6 di boss (5 dei quali mi sono già lasciata alle spalle) e ad ogni vittoria mi sembrava di aver fatto chissà che impresa epica! Sopratutto quello di ieri sera, il buon Volgin che si ripropone dopo il primo faticosissimo scontro in una nuova veste... diventando di fatto DUE boss al prezzo di uno. Sono andata a dormire alle 2.30 perchè non ce la facevo a spegnere lasciando lo scontro aperto, dovevo ad ogni costo chiudere con una vittoria!
E questo nei giochi moderni non esiste praticamente più, peccato.
Una pecca la vogliamo trovare? I comandi e la risposta di Snake ai comandi. A volte è proprio una pena...
Adesso mi aspetta il weekend lungo del 25 aprile e sicuramente terminerò la mia avventura. Lo righiocherò quasi sicuramente una seconda volta, perchè ho dato un'occhiata alla lista trofei e non c'è niente di particolamente complicato, tolto il non uccidere nessuno per tutto il gioco, cosa che in alcuni punti può diventare complicata. Ma non è la prima volta che incontro un trofeo di questo genere, quindi non mi fa paura!
Dimenticavo... la mia Legacy Collection!
Sono donna e sono una videogiocatrice dai tempi di Snake nei bar. Passando per Amiga, PS1 e PS2 per approdare su PS3, PS4 e Steam.
Visualizzazione post con etichetta Stealth. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stealth. Mostra tutti i post
giovedì 24 aprile 2014
Il fascino del retrogaming
Etichette:
Big Boss,
HD Collection,
Legacy Collection,
Metal Gear,
Metal Gear Solid,
Metal Gear Solid 3,
Naked Snake,
PlayStation,
Retrogaming,
Sam Fisher,
Snake Eater,
Splinter Cell,
Stealth,
Trofei,
Volgin
Ubicazione:
Torino, Italia
lunedì 7 aprile 2014
Platino, emozioni, ritorni
Platino: si parla di Dishonored.
Non ho cambiato la mia opinione, credo che sia un gioco sopravvalutato, che non meritasse il titolo di gioco dell'anno e che mi aspettavo di più.
Non è assolutamente un brutto gioco e l'ho comunque giocato volentieri, ma lungi da me definirlo un capolavoro.
Però l'ho platinato, perchè i trofei erano molto facili e per prenderne alcuni ho dovuto rigiocarlo completamente in modalità stealth, senza uccidere nessuno e senza far scattare allarmi o essere scoperta. Rigiocarlo in quella modalità mi ha fatto piacere, perchè l'avventura è stata completamente diversa e ne valeva la pena.
Ci sono dei DLC, ma non ho alcuna voglia di prenderli, almeno per ora.
Platinato Dishonored, mi sono presa una pausa dai giochi frenetici e violenti, per dedicarmi al piccolo Brothers: a tale of two sons.
Gioco che ho scoperto per caso, che ho subito desiderato e che ho avuto gratis con il plus.
Bellissimo gioco. Molto corto, si finisce in 3 ore circa + una trentina di minuti se si vogliono tutti i trofei per il 100%.
Ma davvero bello e particolare. Con i due stick e con i tasti L1/R1 si comandano i due fratelli, in un'avventura attraverso bellissimi paesaggi, in cerca di una radice per curare il padre malato. L'avventura si sviluppa tra puzzle da risolvere (niente di particolarmente difficoltoso), amicizia, lealtà, crescita e momenti emozionanti.
Il perché non sia un gioco in co-op e il perché della particolarità di guidare contemporaneamente i due personaggi, si capisce sempre di più con il proseguire dalla storia. I due fratelli creano un legame speciale e il fatto di guidarli insieme rende questo legame tangibile al giocatore.
Completato al 100% Brothers, è arrivata l'ora di tornare a The last of us.
Voglio provare almeno a prendere gli ultimi trofei offline, perchè mi fa ancora piacere giocarci e ripetere la storia ancora una volta.
Non sento alcun interesse per la parte online invece, perchè trovo che in un gioco come questo sia davvero superflua. E i trofei online sono eterni, quindi non è detto che io abbia voglia di cimentermi per l'agognato platino.
Forse farà la fine del platino di Assassin's Creed Brotherhood, che ho accantonato perchè ero stufa del multiplayer.
Ho troppe cose interessanti che aspettano di essere giocate, per perdere tempo a giocare online controvoglia!
Non ho cambiato la mia opinione, credo che sia un gioco sopravvalutato, che non meritasse il titolo di gioco dell'anno e che mi aspettavo di più.
Non è assolutamente un brutto gioco e l'ho comunque giocato volentieri, ma lungi da me definirlo un capolavoro.
Però l'ho platinato, perchè i trofei erano molto facili e per prenderne alcuni ho dovuto rigiocarlo completamente in modalità stealth, senza uccidere nessuno e senza far scattare allarmi o essere scoperta. Rigiocarlo in quella modalità mi ha fatto piacere, perchè l'avventura è stata completamente diversa e ne valeva la pena.
Ci sono dei DLC, ma non ho alcuna voglia di prenderli, almeno per ora.
Platinato Dishonored, mi sono presa una pausa dai giochi frenetici e violenti, per dedicarmi al piccolo Brothers: a tale of two sons.
Gioco che ho scoperto per caso, che ho subito desiderato e che ho avuto gratis con il plus.
Bellissimo gioco. Molto corto, si finisce in 3 ore circa + una trentina di minuti se si vogliono tutti i trofei per il 100%.
Ma davvero bello e particolare. Con i due stick e con i tasti L1/R1 si comandano i due fratelli, in un'avventura attraverso bellissimi paesaggi, in cerca di una radice per curare il padre malato. L'avventura si sviluppa tra puzzle da risolvere (niente di particolarmente difficoltoso), amicizia, lealtà, crescita e momenti emozionanti.
Il perché non sia un gioco in co-op e il perché della particolarità di guidare contemporaneamente i due personaggi, si capisce sempre di più con il proseguire dalla storia. I due fratelli creano un legame speciale e il fatto di guidarli insieme rende questo legame tangibile al giocatore.
Completato al 100% Brothers, è arrivata l'ora di tornare a The last of us.
Voglio provare almeno a prendere gli ultimi trofei offline, perchè mi fa ancora piacere giocarci e ripetere la storia ancora una volta.
Non sento alcun interesse per la parte online invece, perchè trovo che in un gioco come questo sia davvero superflua. E i trofei online sono eterni, quindi non è detto che io abbia voglia di cimentermi per l'agognato platino.
Forse farà la fine del platino di Assassin's Creed Brotherhood, che ho accantonato perchè ero stufa del multiplayer.
Ho troppe cose interessanti che aspettano di essere giocate, per perdere tempo a giocare online controvoglia!
Etichette:
Assasin's Creed Brotherhood,
Brothers a tale of two sons,
Dishonored,
DLC,
Multiplayer,
Platino,
PlayStation Plus,
Stealth,
The last of us,
Trofei
Ubicazione:
Torino, Italia
venerdì 14 marzo 2014
Quando il disonore è un onore
Non volendo prendere in odio quel capolavoro assoluto che è The last of us, ho momentaneamente pausato la caccia al platino per intervallare con qualcosa di diverso.
Sì, lo so, in realtà avevo già altri platini accantonati "momentaneamente", ma giuro che li riprenderò tutti!
Tornando al mio intervallo... la scelta è caduta su un altro "Game of the year": Dishonored.
Premetto: non amo i giochi in prima persona. Ho amato Bioshock perchè è bello il gioco, ma anche in quel caso ho un po' patito la prima persona.
Trovo che sia perfetta nei giochi horror, tipo Anna o Amnesia, ma nei giochi d'avventura non mi convince pienamente, perchè vorrei vedere il protagonista, vorrei affezionarmi a lui e abituarmi alla sua presenza.
Nel caso di Dishonored il protagonista è un bellissimo personaggio, tutto vestito di nero, con una maschera steampunk e un lungo cappotto, armato di poteri magici e spada. Ha anche un nome accattivante: Corvo (Attano di cognome, ma questo trovo che sia un tantino meno accattivante...).
Peccato che questo bellissimo personaggio sia visibile solo sulla copertina del gioco, o in rete se si va a cercare. Ma nel gioco non esistono cut-scenes, ci si ritrova subito nell'avventura e di lui non si vede un bel niente, se non le mani e le armi che impugna.
Trovo che sia un peccato. Almeno un filmato iniziale, con lui ancora senza maschera, ci sarebbe stato ottimamente. E invece niente.
A parte questo.
Ho utilizzato il termine steampunk prima, e non a caso. Tutto il gioco infatti è ambientato in uno scenario steampunk e sicuramente questa è una delle cose migliori del gioco.
La grafica non è completamente realistica, a volte sembra quasi disegnato a mano, ma è bello così.
Ovunque ci sono ingranaggi, armi ed elementi tipicamente nello stile steampunk, tutto integrato così bene da non stonare mai. Il gioco è sospeso in una bolla senza tempo. Potrebbe essere il passato, il nostro presente o il futuro. L'epoca è indifferente ai fini del gioco e la città in cui è ambientato è inventata.
La trama cattura l'nteresse da subito, anche se non è niente di così originale: l'imperatrice per cui lavora Corvo viene uccisa e lui viene accusato ingiustamente. Il resto del gioco si sviluppa ovviamente tra la ricerca della verità e la voglia di vendetta.
Una particolarità sicuramente è nel fatto che la città è in preda ad una grossa epidemia di peste e questo avrà un peso nel gioco.
A seconda del modo di giocare infatti la peste potrà propagarsi più in fretta o più lentamente e di conseguenza le scelte del giocatore porteranno ad un finale diverso. Uccidendo molte persone i ratti portatori della peste arriveranno a frotte e diffonderanno la malattia, al contrario se si preferisce un approccio più stealth, addormentando o stordendo le proprie vittime, la valutazione sarà meno cupa e la città sarà più libera dalla peste.
In che modo questo cambi realmente il finale, non lo so. Lo scoprirò alla fine.
Come ho già accennato il gioco si può portare avanti come meglio si preferisce: affidandosi ai poteri di Corvo, oppure alle armi, con un approccio aggressivo, oppure con furtività. O con un mix di tutto questo, a seconda della missione.
C'è da dire che, anche in modalità normale, il gioco non è facilissimo. Se si vuole provare a non uccidere nessuno, si avranno un bel po' di difficoltà, perchè basta poco per attirare l'attenzione di un nemico, che provvederà a chiamare rinforzi che in un attimo uccideranno il povero Corvo.
Sicuramente i poteri di Corvo sono la componente più importante, sono utilissimi e indispensabili e si possono equipaggiare solo dopo aver trovato le "rune" sparse nella città di Dunwall.
Da questo punto di vista ricorda molto Bioshock, con il suo meccasimo di raccolta dall'Adam per attivare i vari potenziamenti.
La componente migliore è sicuramente la possibilità di trovare diverse strade alternative per arrivare al proprio obiettivo. Anche in questo caso il giocatore potrà decidere da dove passare in totale autonomia e a volte alcuni percorsi consentono di non incontrare anima viva, o quasi.
Un pecca è che al momento mi sembra un po' ripetitivo: a Corvo viene assegnato un obiettivo, si parte per raggiungerlo, si porta a compimento la missione, si torna indietro.
Sono alla terza o quarta missione e per ora il meccanismo è sempre stato quello. Spero che ci sia più varietà andando avanti.
Un volta completata la missione principale, al giocatore verrà presentata una scheda riepilogativa e si può scegliere di rigiocarla, magari cercando di eliminare meno nemici oppure provando a prendere qualche potenziamento che è sfuggito al primo tentantivo.
Un'altra cosa che non sopporto molto è il fatto di dover premere lo stick analogico sinistro per effettuare una corsa veloce, uno scatto. Lo trovo talmente scomodo che alla fine non lo sto mai usando, cosa che a volte mi ha compromesso una fuga dai nemici.
Tutto sommato per ora mi sta piacendo, anche se forse da come ne parlavano mi aspettavo qualcosa di più. Aspetto a pronunciarmi definitivamente però, visto che non sono neanche a metà gioco!
Sì, lo so, in realtà avevo già altri platini accantonati "momentaneamente", ma giuro che li riprenderò tutti!
Tornando al mio intervallo... la scelta è caduta su un altro "Game of the year": Dishonored.
Premetto: non amo i giochi in prima persona. Ho amato Bioshock perchè è bello il gioco, ma anche in quel caso ho un po' patito la prima persona.
Trovo che sia perfetta nei giochi horror, tipo Anna o Amnesia, ma nei giochi d'avventura non mi convince pienamente, perchè vorrei vedere il protagonista, vorrei affezionarmi a lui e abituarmi alla sua presenza.
Nel caso di Dishonored il protagonista è un bellissimo personaggio, tutto vestito di nero, con una maschera steampunk e un lungo cappotto, armato di poteri magici e spada. Ha anche un nome accattivante: Corvo (Attano di cognome, ma questo trovo che sia un tantino meno accattivante...).
Peccato che questo bellissimo personaggio sia visibile solo sulla copertina del gioco, o in rete se si va a cercare. Ma nel gioco non esistono cut-scenes, ci si ritrova subito nell'avventura e di lui non si vede un bel niente, se non le mani e le armi che impugna.
Trovo che sia un peccato. Almeno un filmato iniziale, con lui ancora senza maschera, ci sarebbe stato ottimamente. E invece niente.
A parte questo.
Ho utilizzato il termine steampunk prima, e non a caso. Tutto il gioco infatti è ambientato in uno scenario steampunk e sicuramente questa è una delle cose migliori del gioco.
La grafica non è completamente realistica, a volte sembra quasi disegnato a mano, ma è bello così.
Ovunque ci sono ingranaggi, armi ed elementi tipicamente nello stile steampunk, tutto integrato così bene da non stonare mai. Il gioco è sospeso in una bolla senza tempo. Potrebbe essere il passato, il nostro presente o il futuro. L'epoca è indifferente ai fini del gioco e la città in cui è ambientato è inventata.
La trama cattura l'nteresse da subito, anche se non è niente di così originale: l'imperatrice per cui lavora Corvo viene uccisa e lui viene accusato ingiustamente. Il resto del gioco si sviluppa ovviamente tra la ricerca della verità e la voglia di vendetta.
Una particolarità sicuramente è nel fatto che la città è in preda ad una grossa epidemia di peste e questo avrà un peso nel gioco.
A seconda del modo di giocare infatti la peste potrà propagarsi più in fretta o più lentamente e di conseguenza le scelte del giocatore porteranno ad un finale diverso. Uccidendo molte persone i ratti portatori della peste arriveranno a frotte e diffonderanno la malattia, al contrario se si preferisce un approccio più stealth, addormentando o stordendo le proprie vittime, la valutazione sarà meno cupa e la città sarà più libera dalla peste.
In che modo questo cambi realmente il finale, non lo so. Lo scoprirò alla fine.
Come ho già accennato il gioco si può portare avanti come meglio si preferisce: affidandosi ai poteri di Corvo, oppure alle armi, con un approccio aggressivo, oppure con furtività. O con un mix di tutto questo, a seconda della missione.
C'è da dire che, anche in modalità normale, il gioco non è facilissimo. Se si vuole provare a non uccidere nessuno, si avranno un bel po' di difficoltà, perchè basta poco per attirare l'attenzione di un nemico, che provvederà a chiamare rinforzi che in un attimo uccideranno il povero Corvo.
Sicuramente i poteri di Corvo sono la componente più importante, sono utilissimi e indispensabili e si possono equipaggiare solo dopo aver trovato le "rune" sparse nella città di Dunwall.
Da questo punto di vista ricorda molto Bioshock, con il suo meccasimo di raccolta dall'Adam per attivare i vari potenziamenti.
La componente migliore è sicuramente la possibilità di trovare diverse strade alternative per arrivare al proprio obiettivo. Anche in questo caso il giocatore potrà decidere da dove passare in totale autonomia e a volte alcuni percorsi consentono di non incontrare anima viva, o quasi.
Un pecca è che al momento mi sembra un po' ripetitivo: a Corvo viene assegnato un obiettivo, si parte per raggiungerlo, si porta a compimento la missione, si torna indietro.
Sono alla terza o quarta missione e per ora il meccanismo è sempre stato quello. Spero che ci sia più varietà andando avanti.
Un volta completata la missione principale, al giocatore verrà presentata una scheda riepilogativa e si può scegliere di rigiocarla, magari cercando di eliminare meno nemici oppure provando a prendere qualche potenziamento che è sfuggito al primo tentantivo.
Un'altra cosa che non sopporto molto è il fatto di dover premere lo stick analogico sinistro per effettuare una corsa veloce, uno scatto. Lo trovo talmente scomodo che alla fine non lo sto mai usando, cosa che a volte mi ha compromesso una fuga dai nemici.
Tutto sommato per ora mi sta piacendo, anche se forse da come ne parlavano mi aspettavo qualcosa di più. Aspetto a pronunciarmi definitivamente però, visto che non sono neanche a metà gioco!
Etichette:
Amnesia,
Anna,
Bioshock,
Corvo Attano,
Dishonored,
Dunwall,
Platino,
prima persona,
Stealth,
steampunk,
The last of us
Ubicazione:
Turin, Italy
martedì 4 marzo 2014
Il gioco dell'anno
Già da diversi giorni ho iniziato e finito due volte il gioco che ha vinto una miriade di premi nell'ultimo anno: The last of us.
Avevo addocchiato questo gioco due anni fa, quando giravano pochissime informazioni e una manciata di immagini. Saltava già all'occhio la cura per la grafica e i dettagli e si intuiva che si trattava di un gioco orientato verso l'avventura, il survival e forse anche l'horror.
Con il passare del tempo sono iniziate ad arrivare altre immagini, altri articoli e ogni volta se ne parlava come di un gioco bellissimo. Fino ad arrivare alle vere e proprie anteprime e recensioni sul gioco provato: voti unanimi altissimi.
Dopo i voti sono arrivati i premi in tutto il mondo: questo gioco ha falciato tutti gli altri titoli, anche di alta qualità.
E finalmente al mio compleanno è arrivato anche nelle mie mani!
C'è tanto da dire su questo gioco, ma si riassume tutto in una parola: perfetto.
Innanzitutto partiamo dalla classificazione: non si può propriamente considerare un horror, perchè non fa paura e non fa saltare dalla sedia. E' un survival, questo sicuramente sì. Un gioco d'avventura survival.
Come è noto, il gioco si sviluppa da un'epidemia che ha colpito gran parte del genere umano. Dopo vent'anni dal primo contagio, i sopravvissuti si ritrovano a tirare avanti in un mondo distrutto e controllato dai militari in zone di quarantena, mentre al di fuori di queste "oasi" vivono ancora numerosi infetti, pronti a sbranare chiunque gli si pari davanti. Ma forse i nemici più pericolosi non sono gli infetti...
I protagonisti sono Joel e Ellie. Un uomo e una ragazzina, uniti inizialmente solo dal caso. Il giocatore accompagnerà questa coppia in un lungo viaggio attraverso l'America, tra città in rovina dove la natura si sta riprendendo il suo spazio, aree abitate da umani non infetti ma ancora più pericolosi delle creature e zone totalmente disabitate.
Gli sviluppatori hanno fatto un lavoro meraviglioso con la caratterizzazione dei personaggi, sopratutto per quanto riguarda i due protagonisti.
Joel è entrato dritto dritto nella mia lista di personaggi preferiti. E' un uomo introverso e taciturno, con un passato tragico e un futuro di cui sembra non preoccuparsi più di tanto. Sembra chiuso in se stesso, ma è forte e premuroso, un cuore d'oro che tenta di nasconderlo sotto una corazza che, in fin dei conti, non sarà così difficile da scalfire. Saggio, coraggioso e pronto a rischiare la propria vita per difendere chi ama.
Ellie da parte sua è deliziosa. E' una quattordicenne con le palle, anche lei coraggiosa ma con una gran paura di restare sola. Regala al gioco una leggerezza e una spensieratezza che servono a dare un livello superiore ad un gioco che, in quanto survival post-apocalittico, rischierebbe di essere il solito polpettone "uccidi il mostro, cerca le munizioni, vai avanti".
Invece buona parte della bellezza di questo gioco sono proprio nel rapporto e nei dialoghi tra Ellie e Joel, a volte totalmente slegati dalla storia principale.
The last of us diventa ancora più bello se giocato con calma, ascoltando, guardandosi intorno, girando e lasciando ad Ellie e Joel il tempo di sviluppare dialoghi facoltativi che non servono a nulla in termini di completamento del gioco, ma regalano momenti dolci, divertenti o commoventi, che contribuiscono a dare spessore a tutta la storia.
Il rapporto tra Joel e Ellie va assaporato dall'inizio alla fine. Non voglio nemmeno spoilerare (come faccio di solito, essendo questo un blog personale e non un sito di recensioni!) perchè spero che qualcuno dei miei amici giocatori si lasci conquistare e decida di giocarlo.
In alcune fasi Joel e Ellie saranno affiancati da altri personaggi secondari, e anche questi sono tutti caratterizzati ottimamente, ognuno con una storia personale, un carattere ben delineato e caratteristiche specifiche.
Tutti i personaggi sono realizzati benissimo anche dal punto di vista grafico, sono espressivi e realistici, cosa che rende il gioco ancora più immersivo.
Ovviamente il gioco è principalmente un'avventura, ma bilanciata in modo egregio. Si passa da momenti di esplorazione a scontri a fuoco concitati, ma anche la parte più dinamica si può scegliere di giocarla con più tranquillità.
Si può infatti decidere di sparare all'impazzata, oppure di agire in modo aggressivo in scontri corpo a corpo o, meglio ancora, scegliere l'approccio stealth, sfruttando l'ambiente circostante e muovendosi silenziosamente e con attenzione.
Scegliendo l'approccio stealth scompare del tutto anche la minima parte horror del gioco. Gli infetti non sono in grado di accorgersi di Joel se questo arriva loro alle spalle, mentre i nemici umani... sono appunto umani, quindi non c'è pericolo di venire spaventati da loro. Al massimo sono più aggressivi e riempiono il giocatore di piombo, ma in quanto a paura... non esiste.
Se il giocatore non è interessato a trofei e quant'altro, per una volta mi sentirei di consigliare di giocarlo alla modalità più facile disponibile, proprio per godere dell'esperienza di gioco, per assaporare la storia e i dialoghi, senza lasciarsi frustrare troppo dagli scontri con i nemici. Scontri che, comunque, non sono così difficili nemmeno in modalità "Sopravvissuto", la più alta disponibile.
Oltre a tutto questo, "The last of us" è BELLO. Bello da vedere, bello da esplorare.
Sono realizzati ottimamente gli interni, dettagliati nei minimi particolari, studiati per dare una continua sensazione di abbandono, di solitudine, di desolazione... ma anche di pace.
Sono realizzati magnificamente gli esterni. Siamo davanti ad un ambiente post-apocalittico, ma tutto quello che salta agli occhi non è un ambiente cupo e opprimente come ci si potrebbe aspettare. Nient'affatto.
C'è tanto sole, c'è tanta natura, tanto verde. Ci sono orizzonti lontani da raggiungere, ci sono città piene di grattacieli feriti da esplorare. La parola che mi viene in mente è "ampio", che sembra quasi stonare con un survival. Certo ci sono alcuni momenti in zone un po' più chiuse, scure e opprimenti, ma sono pochi e non molto lunghi.
Quando si esplora un edificio, non si gira in stanze paurose ma si esplorano grandi sale luminose, dove ovviamente tutto è in disordine e in rovina. La sensazione che si prova però non è di ansia, ma semplicemente di tristezza e malinconia... per le famiglie che abitavano quelle case, per gli impiegati che occupavano quegli uffici. Ci si ritrova davanti a camerette colarate di bambini, negozi di giocattoli o di dischi, officine... Tutto abbandonato, senza che si sappia dove sono finite le persone che rendevano vivi quegli ambienti.
Personalmente mi è venuta voglia di sapere di più e mi ritrovavo a gironzolare, a guardare le pareti con i quadri e i poster, gli scaffali e i salotti, cercando documenti da leggere (ci sono moltissime pagine collezionabili, che aggiungono ancora più profondità alla storia, se ci si prende un minuto per leggerle) e guardando gli oggetti di uso quotidiano lasciati lì, come se i proprietari fossero solo andati via per una vacanza.
Altre menzioni vanno sicuramente al doppiaggio e alla longevità.
Il doppiaggio è semplicemente perfetto. I doppiatori, sopratutto quello di Joel (Lorenzo Scattorin), hanno dato ulteriore realismo ai personaggi e di conseguenza alla storia.
Per quanto riguarda la longevità, considerando che ultimamente bastano una decina di ore per completare un gioco, The last of us si può considerare lungo. Io personalmente l'ho completato la prima volta in 16 ore. Trascorse in un lampo, visto quanto è immersivo il gioco.
Ho altro da aggiugnere?
Probabilmente molto, perchè questo gioco è riuscito a commuovermi, a farmi ridere, a farmi sudare in alcuni scontri (in modalità Sopravvissuto), a farmi stupire per alcune evoluzioni nella trama, a farmi affezionare e appassionare.
L'unica cosa che posso dire è che consiglio questo gioco a chiunque. Perchè è completo, realizzato benissimo, pieno di pathos. Da avere, senza nemmeno pensarci su troppo!
Per parlare di me... come ho già detto ho finito il gioco già due volte, in modalità Normale.
Ovviamente è inutile dire che sto andando a caccia del platino, quindi tramite la selezione dei capitoli l'ho giocato quasi tutto una terza volta, per recuperare i collezionabili mancanti e per recuperare un alto paio di trofei sperduti.
Fatto questo, l'ho ricominciato ancora una volta, appunto in modalità Sopravvissuto. Modalità nella quale non si trovano praticamente munizioni, quindi è bene allenarsi a giocare in modo molto molto stealth, altrimenti non se ne viene fuori!
Come platino è LUNGO, sia perchè i trofei sono tutti legati ai collezionabili e alle varie difficoltà di gioco, sia perchè ci sono quattro trofei multiplayer che richiedono molte ore di gioco.
La parte multiplayer per ora l'ho totalmente ignorata.
Un ultimo appunto va al DLC "Left behind", uscito da pochissimo.
Il DLC è un vero e proprio prologo del gioco, con Ellie protagonista. Ambientato prima del suo incontro con Joel.
Ho solo letto qualche commento e diversi giocatori l'hanno definito come "il più bel DLC a cui abbia mai giocato". Dovrebbe essere abbastanza lungo e aggiunge anche 10 trofei. Il prezzo infatti è di poco meno di 15 euro, ma se è bello anche solo la metà del gioco principale, vale sicuramente la spesa!
Insomma Naughty Dog, veramente complimenti, siete stati grandiosi.
Avevo addocchiato questo gioco due anni fa, quando giravano pochissime informazioni e una manciata di immagini. Saltava già all'occhio la cura per la grafica e i dettagli e si intuiva che si trattava di un gioco orientato verso l'avventura, il survival e forse anche l'horror.
Con il passare del tempo sono iniziate ad arrivare altre immagini, altri articoli e ogni volta se ne parlava come di un gioco bellissimo. Fino ad arrivare alle vere e proprie anteprime e recensioni sul gioco provato: voti unanimi altissimi.
Dopo i voti sono arrivati i premi in tutto il mondo: questo gioco ha falciato tutti gli altri titoli, anche di alta qualità.
E finalmente al mio compleanno è arrivato anche nelle mie mani!
C'è tanto da dire su questo gioco, ma si riassume tutto in una parola: perfetto.
Innanzitutto partiamo dalla classificazione: non si può propriamente considerare un horror, perchè non fa paura e non fa saltare dalla sedia. E' un survival, questo sicuramente sì. Un gioco d'avventura survival.
Come è noto, il gioco si sviluppa da un'epidemia che ha colpito gran parte del genere umano. Dopo vent'anni dal primo contagio, i sopravvissuti si ritrovano a tirare avanti in un mondo distrutto e controllato dai militari in zone di quarantena, mentre al di fuori di queste "oasi" vivono ancora numerosi infetti, pronti a sbranare chiunque gli si pari davanti. Ma forse i nemici più pericolosi non sono gli infetti...
I protagonisti sono Joel e Ellie. Un uomo e una ragazzina, uniti inizialmente solo dal caso. Il giocatore accompagnerà questa coppia in un lungo viaggio attraverso l'America, tra città in rovina dove la natura si sta riprendendo il suo spazio, aree abitate da umani non infetti ma ancora più pericolosi delle creature e zone totalmente disabitate.
Gli sviluppatori hanno fatto un lavoro meraviglioso con la caratterizzazione dei personaggi, sopratutto per quanto riguarda i due protagonisti.
Joel è entrato dritto dritto nella mia lista di personaggi preferiti. E' un uomo introverso e taciturno, con un passato tragico e un futuro di cui sembra non preoccuparsi più di tanto. Sembra chiuso in se stesso, ma è forte e premuroso, un cuore d'oro che tenta di nasconderlo sotto una corazza che, in fin dei conti, non sarà così difficile da scalfire. Saggio, coraggioso e pronto a rischiare la propria vita per difendere chi ama.
Ellie da parte sua è deliziosa. E' una quattordicenne con le palle, anche lei coraggiosa ma con una gran paura di restare sola. Regala al gioco una leggerezza e una spensieratezza che servono a dare un livello superiore ad un gioco che, in quanto survival post-apocalittico, rischierebbe di essere il solito polpettone "uccidi il mostro, cerca le munizioni, vai avanti".
Invece buona parte della bellezza di questo gioco sono proprio nel rapporto e nei dialoghi tra Ellie e Joel, a volte totalmente slegati dalla storia principale.
The last of us diventa ancora più bello se giocato con calma, ascoltando, guardandosi intorno, girando e lasciando ad Ellie e Joel il tempo di sviluppare dialoghi facoltativi che non servono a nulla in termini di completamento del gioco, ma regalano momenti dolci, divertenti o commoventi, che contribuiscono a dare spessore a tutta la storia.
Il rapporto tra Joel e Ellie va assaporato dall'inizio alla fine. Non voglio nemmeno spoilerare (come faccio di solito, essendo questo un blog personale e non un sito di recensioni!) perchè spero che qualcuno dei miei amici giocatori si lasci conquistare e decida di giocarlo.
In alcune fasi Joel e Ellie saranno affiancati da altri personaggi secondari, e anche questi sono tutti caratterizzati ottimamente, ognuno con una storia personale, un carattere ben delineato e caratteristiche specifiche.
Tutti i personaggi sono realizzati benissimo anche dal punto di vista grafico, sono espressivi e realistici, cosa che rende il gioco ancora più immersivo.
Ovviamente il gioco è principalmente un'avventura, ma bilanciata in modo egregio. Si passa da momenti di esplorazione a scontri a fuoco concitati, ma anche la parte più dinamica si può scegliere di giocarla con più tranquillità.
Si può infatti decidere di sparare all'impazzata, oppure di agire in modo aggressivo in scontri corpo a corpo o, meglio ancora, scegliere l'approccio stealth, sfruttando l'ambiente circostante e muovendosi silenziosamente e con attenzione.
Scegliendo l'approccio stealth scompare del tutto anche la minima parte horror del gioco. Gli infetti non sono in grado di accorgersi di Joel se questo arriva loro alle spalle, mentre i nemici umani... sono appunto umani, quindi non c'è pericolo di venire spaventati da loro. Al massimo sono più aggressivi e riempiono il giocatore di piombo, ma in quanto a paura... non esiste.
Se il giocatore non è interessato a trofei e quant'altro, per una volta mi sentirei di consigliare di giocarlo alla modalità più facile disponibile, proprio per godere dell'esperienza di gioco, per assaporare la storia e i dialoghi, senza lasciarsi frustrare troppo dagli scontri con i nemici. Scontri che, comunque, non sono così difficili nemmeno in modalità "Sopravvissuto", la più alta disponibile.
Oltre a tutto questo, "The last of us" è BELLO. Bello da vedere, bello da esplorare.
Sono realizzati ottimamente gli interni, dettagliati nei minimi particolari, studiati per dare una continua sensazione di abbandono, di solitudine, di desolazione... ma anche di pace.
Sono realizzati magnificamente gli esterni. Siamo davanti ad un ambiente post-apocalittico, ma tutto quello che salta agli occhi non è un ambiente cupo e opprimente come ci si potrebbe aspettare. Nient'affatto.
C'è tanto sole, c'è tanta natura, tanto verde. Ci sono orizzonti lontani da raggiungere, ci sono città piene di grattacieli feriti da esplorare. La parola che mi viene in mente è "ampio", che sembra quasi stonare con un survival. Certo ci sono alcuni momenti in zone un po' più chiuse, scure e opprimenti, ma sono pochi e non molto lunghi.
Quando si esplora un edificio, non si gira in stanze paurose ma si esplorano grandi sale luminose, dove ovviamente tutto è in disordine e in rovina. La sensazione che si prova però non è di ansia, ma semplicemente di tristezza e malinconia... per le famiglie che abitavano quelle case, per gli impiegati che occupavano quegli uffici. Ci si ritrova davanti a camerette colarate di bambini, negozi di giocattoli o di dischi, officine... Tutto abbandonato, senza che si sappia dove sono finite le persone che rendevano vivi quegli ambienti.
Personalmente mi è venuta voglia di sapere di più e mi ritrovavo a gironzolare, a guardare le pareti con i quadri e i poster, gli scaffali e i salotti, cercando documenti da leggere (ci sono moltissime pagine collezionabili, che aggiungono ancora più profondità alla storia, se ci si prende un minuto per leggerle) e guardando gli oggetti di uso quotidiano lasciati lì, come se i proprietari fossero solo andati via per una vacanza.
Altre menzioni vanno sicuramente al doppiaggio e alla longevità.
Il doppiaggio è semplicemente perfetto. I doppiatori, sopratutto quello di Joel (Lorenzo Scattorin), hanno dato ulteriore realismo ai personaggi e di conseguenza alla storia.
Per quanto riguarda la longevità, considerando che ultimamente bastano una decina di ore per completare un gioco, The last of us si può considerare lungo. Io personalmente l'ho completato la prima volta in 16 ore. Trascorse in un lampo, visto quanto è immersivo il gioco.
Ho altro da aggiugnere?
Probabilmente molto, perchè questo gioco è riuscito a commuovermi, a farmi ridere, a farmi sudare in alcuni scontri (in modalità Sopravvissuto), a farmi stupire per alcune evoluzioni nella trama, a farmi affezionare e appassionare.
L'unica cosa che posso dire è che consiglio questo gioco a chiunque. Perchè è completo, realizzato benissimo, pieno di pathos. Da avere, senza nemmeno pensarci su troppo!
Per parlare di me... come ho già detto ho finito il gioco già due volte, in modalità Normale.
Ovviamente è inutile dire che sto andando a caccia del platino, quindi tramite la selezione dei capitoli l'ho giocato quasi tutto una terza volta, per recuperare i collezionabili mancanti e per recuperare un alto paio di trofei sperduti.
Fatto questo, l'ho ricominciato ancora una volta, appunto in modalità Sopravvissuto. Modalità nella quale non si trovano praticamente munizioni, quindi è bene allenarsi a giocare in modo molto molto stealth, altrimenti non se ne viene fuori!
Come platino è LUNGO, sia perchè i trofei sono tutti legati ai collezionabili e alle varie difficoltà di gioco, sia perchè ci sono quattro trofei multiplayer che richiedono molte ore di gioco.
La parte multiplayer per ora l'ho totalmente ignorata.
Un ultimo appunto va al DLC "Left behind", uscito da pochissimo.
Il DLC è un vero e proprio prologo del gioco, con Ellie protagonista. Ambientato prima del suo incontro con Joel.
Ho solo letto qualche commento e diversi giocatori l'hanno definito come "il più bel DLC a cui abbia mai giocato". Dovrebbe essere abbastanza lungo e aggiunge anche 10 trofei. Il prezzo infatti è di poco meno di 15 euro, ma se è bello anche solo la metà del gioco principale, vale sicuramente la spesa!
Insomma Naughty Dog, veramente complimenti, siete stati grandiosi.
Etichette:
avventura,
DLC,
Ellie,
Joel,
Left behind,
Naughty Dog,
Platino,
Stealth,
Survival horror,
The last of us,
Trofei
Ubicazione:
Torino, Italia
Iscriviti a:
Post (Atom)

